Come lavare la seta: lavaggio in lavatrice e a mano, passo dopo passo
La seta si cura più facilmente di quanto la sua reputazione lasci pensare. La maggior parte dei danni non avviene durante la notte, ma nel lavaggio: un ciclo troppo caldo o un detersivo sbagliato possono alterare il tessuto in modo definitivo. La buona notizia è che una seta indicata come lavabile si pulisce benissimo a casa, spesso in lavatrice, a patto di seguire poche regole di base. L’etichetta di lavaggio ha sempre la precedenza su tutto. Lo stesso vale se regalate un oggetto in seta: l’etichetta di lavaggio deve allora essere compatibile con le abitudini di lavaggio di chi lo riceve. Che cosa controllare prima di comprare un regalo in seta lo spiega il nostro articolo sulle nozze di seta, il nome più frequente per i 12 anni di matrimonio nelle liste di anniversari in lingua italiana che abbiamo trovato. Questa guida illustra ogni passaggio per lavare la seta, prendendo a esempio la seta di gelso lavabile, quella delle federe.
La risposta in breve
- Leggete prima l’etichetta di lavaggio. Ha la precedenza su tutto ciò che segue.
- Sono il simbolo della bacinella e i suoi dati a stabilire come e a che temperatura lavare; se la bacinella contiene una mano, il lavaggio va fatto a mano.
- Un detersivo delicato senza proteasi, oppure un detersivo specifico per seta, mai uno per capi resistenti.
- Chiudete la cerniera, rivoltate la federa e mettetela in un sacchetto a rete.
- Le barre sotto la bacinella dicono quanto deve essere delicato il lavaggio: nessuna barra, lavaggio normale; una barra, lavaggio moderato; due barre, lavaggio molto moderato.
- Asciugatrice e candeggio si usano soltanto se il rispettivo simbolo li consente. Niente ammorbidente.
- Asciugate come indica il simbolo dell’etichetta, lontano dal sole diretto e dai termosifoni.
Come leggere i simboli dell’etichetta di lavaggio della seta
L’etichetta di lavaggio usa cinque forme di base, disposte in un ordine fisso: lavaggio, candeggio, asciugatura, stiratura, pulitura professionale. Le spiegazioni che seguono si attengono alle definizioni di GINETEX, l’associazione internazionale che ha ideato i simboli, e della norma ISO 3758:2023 che ne deriva. Ogni simbolo indica il trattamento più energico che il capo possa sopportare senza danni irreversibili: un limite da non superare, non un traguardo.
- Bacinella: il lavaggio. Il numero all’interno è la temperatura massima dell’acqua in °C. Con una mano dentro, il capo si lava a mano; con una croce, non si lava in casa.
- Triangolo: il candeggio. Vuoto, consente ogni tipo di candeggiante; con due linee oblique, solo i candeggianti a base di ossigeno e mai il cloro; barrato, nessuno.
- Quadrato: l’asciugatura. Un cerchio all’interno indica l’asciugatura a tamburo, in asciugatrice: un punto per una temperatura ridotta, due per quella normale. Le linee indicano l’asciugatura naturale: una linea verticale vuol dire su filo, un’orizzontale in piano, una doppia la rispettiva variante a gocciolamento, e una linea obliqua nell’angolo aggiunge l’asciugatura all’ombra.
- Ferro da stiro: la stiratura. I punti fissano la temperatura massima della piastra: un punto bassa, due punti media, tre punti alta. Una variante del simbolo a un punto indica la stiratura a bassa temperatura senza vapore; il ferro barrato vieta di stirare.
- Cerchio: la pulitura professionale. Le lettere sono rivolte alla lavanderia: P e F indicano i solventi ammessi nel lavaggio a secco, W il lavaggio professionale ad acqua.
Su ogni simbolo la croce indica un divieto, e le barre sotto il cerchio della pulitura professionale funzionano come quelle sotto la bacinella: una barra vuol dire un trattamento moderato, due barre un trattamento molto moderato. La seta segue lo stesso codice di ogni altro tessuto, quindi conta l’etichetta di lavaggio del capo che avete davanti.
A che temperatura si lava la seta?
Il massimo si legge sull’etichetta di lavaggio, e solo lì. Il nome della fibra non fissa nessuna temperatura: due tessuti ricavati dalla stessa fibra possono portare istruzioni diverse, perché finissaggio, tintura e costruzione hanno tutti la loro parte. Se l’etichetta indica una temperatura di lavaggio, non superatela. Se non ne indica nessuna, gli altri simboli rispondono prima a una domanda più elementare: una bacinella con la mano richiede il lavaggio a mano, una bacinella barrata esclude il lavaggio in casa. Una bacinella senza numero non vuol dire che la temperatura la decidete voi. Affidatevi al simbolo e lavate con l’acqua più fresca possibile. Viscosa e acetato, a lungo chiamati seta artificiale, non sono seta, e anche per loro conta prima di tutto l’etichetta di lavaggio; la nostra guida alla seta artificiale spiega in che cosa si differenziano dalla seta vera.
C’è un numero che si presta spesso a equivoci: il peso del tessuto. Espresso in momme, dice quanto pesa una seta su una data superficie, e per le federe la fascia abituale va da 19 a 25 momme. Sulla temperatura di lavaggio non dice nulla: a 22 momme come a qualsiasi altro peso decide l’etichetta. Lo stesso vale per i nomi: gelso e tussah indicano la seta, charmeuse e habotai l’armatura, come spiega la nostra guida ai tipi di seta, e nessuno di questi è un’istruzione di lavaggio.
Il detersivo giusto: la scelta che conta di più
La seta è una fibra proteica. Come il capello, è fatta di proteine, ed è proprio qui che si commette l’errore di lavaggio più comune. Molti detersivi universali e per capi molto sporchi contengono enzimi, fra cui le proteasi, che servono a sciogliere le macchie di origine proteica. Le proteasi non aggrediscono tutto indistintamente, ma possono intaccare i legami peptidici esposti della fibroina. Quanto incidano dipende dall’enzima, dalla sua concentrazione e dalle condizioni di lavaggio. Tenerle lontane dalla seta resta la precauzione più semplice.
Scegliete quindi un detersivo delicato senza proteasi, oppure uno specifico per la seta. Sul candeggio decide il simbolo del triangolo: senza il suo via libera si rinuncia, perché può indebolire la fibra e spegnere il colore. L’ammorbidente invece non serve mai: si deposita sulla seta come una pellicola e ne cambia la mano.
Una parola sulla lettura delle confezioni. I detersivi il più delle volte si limitano a segnalare la presenza di enzimi, senza precisare di quali enzimi si tratti; qualche marca lo fa, molte no. Finché gli enzimi non sono nominati, la sola dicitura dice poco, e nemmeno l’assenza della parola «proteasi» sulla confezione dimostra qualcosa. L’elenco completo degli ingredienti pubblicato dal produttore, o un detersivo venduto espressamente per seta e lana, resta il riferimento più affidabile.
Come lavare la seta in lavatrice
Preparate il capo. Chiudete la cerniera, rivoltate la federa e mettetela in un sacchetto a rete. Il sacchetto la protegge dallo sfregamento contro il cestello e gli altri tessuti.
Scegliete il programma. Ciclo delicato o programma seta, senza superare la temperatura indicata in etichetta. Molte lavatrici hanno un programma seta, che di solito tratta il tessuto con più riguardo.
Regolatevi sulle barre. Sono loro, sotto la bacinella, a dire quanto deve essere delicato il lavaggio: nessuna barra è il lavaggio normale, una barra un lavaggio moderato con meno movimento, due barre un lavaggio molto moderato. Nessuna velocità di centrifuga viene imposta da questi simboli, e quanto il tessuto bagnato venga davvero messo alla prova dipende anche dal movimento del cestello, dalla durata del ciclo e dal carico. Se il simbolo di asciugatura chiede di far gocciolare il capo, rinunciate del tutto alla centrifuga.
Lavate con capi simili. Tenete la seta con tessuti leggeri e di colore affine. Mai con jeans, asciugamani o qualsiasi cosa abbia cerniere o velcro.
Come lavare la seta a mano
Riempite una bacinella di acqua tiepida e scioglietevi un po’ di detersivo senza proteasi. La temperatura dell’acqua segue il simbolo di lavaggio: se il simbolo riporta un numero, non superatelo, e restate più in basso quando potete. Muovete la federa nell’acqua con delicatezza per tre-cinque minuti, senza lasciarla in ammollo, senza strofinare e senza spazzolare. Risciacquate poi a lungo in acqua pulita e fresca, finché non resta traccia di detersivo.
Non strizzate mai la federa torcendola. Fate uscire l’acqua premendo piano, poi stendetela in piano su un asciugamano e arrotolate il tutto per assorbire quel che resta. Se il simbolo di asciugatura chiede di far gocciolare il capo, saltate questo passaggio e lasciate che sgoccioli.
Macchie: cosa si risolve in casa e cosa no
Una guida al lavaggio sarebbe incompleta senza ciò che spinge la maggior parte delle persone ad aprirne una: la macchia. Procedete con prudenza, perché sono lo sfregamento ripetuto e le bagnature ripetute a opacizzare la superficie.
- Intervenite subito, e a secco. Tamponate per assorbire l’eccesso, non strofinate: strofinando si spinge la macchia dentro il tessuto e se ne opacizza la superficie.
- Provate in un punto che non si vede. Cominciate dal rovescio o dall’orlo, con acqua pulita e fresca e al massimo una goccia di detersivo senza proteasi.
- Non sommate i rimedi. Per smacchiare in casa si lasciano perdere candeggio, sali smacchianti e i rimedi della nonna a base di aceto o limone: la seta non reagisce come il cotone.
- Sappiate fermarvi. Sangue, trucco grasso e coloranti segnano il limite di quel che si può fare in casa, come del resto una macchia molto estesa. Una lavanderia esperta nel trattamento della seta ha allora mezzi che a casa non avete.
Se una macchia andrà via del tutto nessuno può dirlo in anticipo. Questi pochi gesti servono soprattutto a evitare che da una macchia nasca un secondo danno.
Come asciugare la seta
L’asciugatrice si usa solo se il simbolo di asciugatura la consente espressamente; in mancanza di quel via libera consigliamo di asciugare all’aria. Anche il modo di asciugare è scritto in etichetta: i simboli distinguono l’asciugatura su filo da quella in piano e, per ciascuna, la variante a gocciolamento, e ognuna di queste può richiedere in più l’ombra. Non sono intercambiabili. Quando in etichetta non compare alcun simbolo di asciugatura, il nome della fibra non risolve la questione; secondo GINETEX, a dare l’indicazione sono allora i simboli di lavaggio e di stiratura. La gruccia, infine, ha un limite tutto fisico: da bagnate le fibre di seta sono più fragili, e appendere scarica tutto il peso su pochi punti. Nel dubbio, chiedete al produttore.
Durante l’asciugatura due cose vanno evitate: il sole diretto, che sbiadisce i colori e ingiallisce la seta bianca, e il termosifone, il cui calore continuo e la cui aria secchissima accelerano l’invecchiamento delle fibre naturali. La seta asciuga in fretta; i tempi esatti dipendono dalla temperatura della stanza, dall’umidità e da quanta acqua avete fatto uscire.
Stiratura e vaporizzazione
La seta si sgualcisce. È la natura del materiale, non un difetto, e le pieghe si distendono da sole man mano che il tessuto asciuga sotto il proprio peso. Se l’etichetta consente il ferro, stirate la federa ancora un po’ umida, al rovescio, senza superare la temperatura indicata e partendo da una regolazione bassa.
Il vapore è una decisione a parte: il permesso di stirare non se lo porta dietro. Il divieto di vapore fa parte del simbolo stesso del ferro: il ferro a un punto ha una variante che esclude il vapore, e a bassa temperatura il vapore può lasciare segni che non vanno più via. Tirate fuori il vaporizzatore solo se l’etichetta o il produttore lo consentono, e provate prima su un punto nascosto.
Ogni quanto lavare una federa di seta?
Come ogni federa, la seta raccoglie notte dopo notte sebo, residui di cosmetici e polvere. Un lavaggio a settimana è un buon ritmo, lo stesso della biancheria di cotone. Se usate creme da notte molto ricche o avete la pelle grassa, lavatela un po’ più spesso. Una seconda federa da alternare rende il cambio settimanale più comodo. Una guida a parte fa il punto sui benefici della federa di seta riferiti da chi la usa, e su ciò che le prove non permettono di affermare.
Dove la seta è davvero esigente
La seta chiede attenzione su tre fronti: la temperatura, il detersivo e il modo di maneggiarla. Chiede soprattutto che si legga l’etichetta e che ci si attenga. Se l’idea stessa di occuparsi del bucato vi pesa, è una buona ragione per scegliere un altro materiale. Quel che chiede, però, non ha nulla di complicato: costanza. La temperatura consentita dall’etichetta, il detersivo giusto, un’asciugatura delicata. A queste condizioni lavare la seta non costa più fatica di un normale carico di delicati.
Le federe RENESSY sono in seta di gelso 100% biologica, da 22 momme, grado 6A, certificata GOTS, con il marchio OEKO-TEX MADE IN GREEN, e con la tollerabilità cutanea testata e certificata da Dermatest, pelli sensibili comprese. Ognuna arriva in una confezione regalo, con una scheda di cura.
Domande frequenti
Come si lava una federa di seta?
Partite dal simbolo della bacinella: è lui a dire se la lavatrice è ammessa. Quando lo è, chiudete la cerniera, rivoltate la federa e lavatela dentro un sacchetto a rete, con ciclo delicato o seta, senza superare la temperatura indicata, con un detersivo senza proteasi e con il trattamento che stabiliscono le barre sotto la bacinella. Se la bacinella porta una mano, lavatela a mano: è anche il metodo che vi lascia il controllo maggiore. Poi asciugatela seguendo il simbolo di asciugatura.
Si può lavare la seta in lavatrice?
Sì, se la bacinella in etichetta riporta un numero, senza mano né croce. Una bacinella con la mano indica pur sempre una seta lavabile, ma richiede il lavaggio a mano. Se la lavatrice è ammessa, usate il ciclo delicato o seta senza superare la temperatura indicata, con un sacchetto a rete e un detersivo senza proteasi, secondo il trattamento che stabiliscono le barre sotto la bacinella.
A quanti gradi va lavata la seta?
Mai oltre la temperatura che l’etichetta consente. Se non compare nessun numero, leggete prima gli altri simboli: vi diranno se il capo si lava in casa e se va lavato a mano. Affidatevi al simbolo invece di fissare un numero per conto vostro, e lavate con l’acqua più fresca possibile. Più sale la temperatura, più cresce il rischio di restringimento e di perdita di lucentezza.
Quale detersivo è adatto alla seta?
Un detersivo delicato senza proteasi, oppure uno specifico per la seta. La confezione spesso si limita a segnalare la presenza di enzimi senza dire quali siano: consultate l’elenco completo degli ingredienti del produttore, oppure scegliete un detersivo venduto espressamente per seta e lana. Neanche l’ammorbidente ha posto in un lavaggio di seta, e il candeggio resta subordinato al simbolo in etichetta.
Si può mettere la seta in asciugatrice?
Solo se l’etichetta lo consente espressamente. I simboli distinguono l’asciugatura normale, quella delicata e il divieto; in mancanza di un via libera consigliamo di asciugare all’aria. Il calore può danneggiare la fibra proteica in modo irreversibile.


